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Il tè: curiosità

Il tè in bottiglia

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Riporto un link al Corriere della Sera in cui si parla dei tè in bottiglia e del loro contenuto in polifenoli.

... certo non ci voleva molto a capire ma con le evidenze delle analisi... a me bastava il fatto che li trovo pessimi di gusto per non berli!

Corriere della Sera: Nutrizione

Il tè in bottiglia? Buono, ma i polifenoli potrebbero non essere molti

Le quantità talvolta sono scarsamente rilevanti, anche quando le etichette pubblicizzano il contrario - link

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 17 Settembre 2010 14:38 )
 

IL cioccolato e l'acne

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Il cioccolato non provoca l'acne: lo afferma l'Aido, Associazione dermatologi ospedalieri italiani in occasione di Eurochocolate.

L'acne e' la malattia della pelle piu' comune tra gli adolescenti.Ne sono colpiti dal 70% all'87% dei ragazzi ma puo' interessare anche gli adulti. Le cause piu' comuni oltre ad aspetti genetici e autoinfiammatori, fumo e stress sono ipersecrezione sebacea, cheratinizzazione infundibolare, attivita' della flora microbica e azione di altri agenti. (fonte Ansa)

Finalmente una buona notizia!

Ultimo aggiornamento ( Martedì 06 Ottobre 2009 14:17 )
 

Zucchero (prima parte)

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zucchero di cannaPoche cose si sono appropriate del nostro palato come lo zucchero, in solo 2 secoli ci ha conquistato in modo così subdolo nelle nostre vite da colonizzare quasi tutto quello che mangiamo, dallo splendido cioccolato al sugo per la pasta.

Zucchero… ma cos’è lo zucchero?.

In realtà sono stato volutamente impreciso definendo lo zucchero come una sola entità, ne esistono tantissimi ma oggi il più utilizzato è il saccarosio che si estrae dalla canna da zucchero e dalla barbabietola. Mi fa sorridere l’idea che fino al 1800 in realtà era utilizzato pochissimo, i costi di produzione erano troppo alti e il dolcificante più comune era il miele. Ma andiamo ancora indietro perché la ricerca porta a notizie curiose. Lo zucchero propriamente detto nasce con tutta probabilità in Polinesia, e quale posto migliore per una cosa dolce che sa rallegrarci la vita? Ovviamente non era proprio così come lo conosciamo, si ricavava dalla canna da zucchero come sciroppo densissimo. Una tal gioia per la gola non fece molta fatica a emigrare in Cina ed in India e proprio qui l’occidente nella figura massima di Dario il Grande (e sì, in quel tempo i persiani li potevamo considerare quasi “occidentali”) all’incirca nel 510 a.C., lo incontra; così viene descritto: si tratta di un vegetale che produce un succo dolcissimo e denso che se fatto asciugare su larghe foglie dura a lungo. Ovvio che ne porto piante in Persia e inizio a coltivare la canna. Poi il vero occidente nella veste di Alessandro Magno ( e qui prego notare di che tale levatura di persone parliamo, altro che i politici di oggi) nel 325 a.C. lo descrisse come un miele che non aveva bisogno di api. Però al di fuori delle popolazioni arabe che iniziarono a coltivare la canna non fece molto successo.
Bisogna aspettare Genova e Venezia per vederne importato un po’ in Europa e per dirvi quanto lontano poteva essere dalla mente di quella gente basta dirvi il nome con cui era chiamato: il sale arabo.
canna da zuccheroL’unico che ne iniziò a coltivare in Italia fu l’illuminato Federico II che utilizzò la Sicilia come fertile mamma, in ogni modo l’uso era relegato alla medicina come ingrediente per sciroppi e medicinali vari e solo per i ricchi, visto il costo elevatissimo, come… spezia. Infine Colombo decide di andar per mare e si ritrova in America e subito i colonizzatori capirono che quello era un ottimo territorio per la canna, mancava una manodopera a basso costo ( in quell’epoca i cinesi costavano probabilmente) e allora si inventarono la tratta degli schiavi con tutti i risultati che, ahimè, conosciamo.
Bisogna dire che l’arrivo dello zucchero di canna, del cacao e del caffè ( prima coltivato in India) dalle Americhe fece nascere quella che è la vera pasticceria europea, certo che dispiace sapere che le cose ghiotte che ci rallegrano la giornata sono nate grazie al peccato terribile dello schiavismo.
La cosa che è assurda è che nel 1525 un francese che faceva l’agronomo, tale sig. De Serres aveva scoperto che la barbabietola, coltivata un po’ in tutta Europa, una volta cotta produceva un liquido molto simile a quello della canna da zucchero. Poverino perché nessuno gli diede retta e invece tanta sofferenza avrebbe evitato visto che è una pianta che si adatta a quasi tutti i climi. Dobbiamo aspettare Napoleone che ,litigioso come pochi... soprattutto con gli inglesi , decretò il blocco delle importazioni inglesi che praticamente avevano il monopolio dello zucchero delle Americhe.

Nel 1747 un chimico tedesco il sig. Marggraf riuscì ad estrarre zucchero dalle barbabietole e su idea del suo discepolo Achard nacque in Polonia nel 1802 il primo zuccherificio industriale con l’avvallo e l’aiuto di Napoleone. Il costo molto più basso di produzione decretò una grande diffusione di questo prodotto soppiantando quello ottenuto dalla canna da zucchero.

Esistono diversi tipi di zucchero, ricordate che è un elemento fondamentale per la vita, vediamo in maniera sommaria quali sono i principali:

  • Glucosio: è la forma base dello zucchero, si trova nella frutta, nella verdure e ovviamente nel sangue!
  • Fruttosio: zucchero semplice che si trova nella frutta
  • Saccarosio è il comune zucchero da tavola, viene ricavato da un'unione di glucosio e di fruttosio
  • Lattosio: zucchero contenuto nel latte
  • Maltosio: zucchero contenuto nei cereali


Nella prossima parte vi parlerò invece di cosa è esattamente lo zucchero, di cosa sono le calorie vuote e quali tipologie di zucchero esistono. Tengo a precisare che sconsiglio sempre lo zucchero nella maggior parte dei tè e quindi tutto ciò che ho detto e scritto è solo per mera curiosità!

 

vi lascio il link al sito di Valerio, un amico "artista dello zucchero" per vedere che cose incredibili si riescono a fare: Sugar Boy

Ultimo aggiornamento ( Martedì 29 Settembre 2009 08:35 )
 

Articolo su Slow Food n.39

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slowfood 39Fortunatamente in Italia il tè sta prendendo piede ed ora è possibile trovare ottimi negozi in moltissime città, questo mi rincuora, aver la posssibilità di assaggiar cose buone dovrebbe essere una cosa estremamente comune!
In molti mi hanno chiesto come si fa ad aprire un tea shop e ho sempre cercato di dare più notizie possibili, ora è uscito un piccolo articolo proprio su questo che mi è stato chiesto da Slow Food per la loro rivista istituzionale, dove troverete anche degli articoli splendidi di Saverio Robustelli, Giustino Catalano, Matilde Coniglio ed Elena Giovannelli, persone che il tè lo conoscono sul serio.
il link al mio articolo è qui
mentre il sommario è qui

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 10 Settembre 2009 16:18 )
 

Rito e Rituale

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tè in afghanistanCi sono nella vita una serie di atteggiamenti, di ricorrenze e di movimenti che ci regalano un piacere che va oltre quello squisitamente materiale.

Il rito è parte essenziale del nostro essere, è un bisogno spirituale che trova la sua realizzazione (il rituale) in una serie di azioni, di gesti che servono a rassicurarci, a coccolarci. Il rito sono le pastarelle dopo il pranzo di festa, leggere il giornale la domenica mattina, la colazione lunga quando si è in ferie o il preparare una tazza di tè.
Notate bene: il rito, quello che sentiamo veramente e non quello condizionato dalla pubblicità, è legato ad un momento di pausa, ad un momento tutto per noi, il rito è emozione razionale.
L´uomo è insicuro per natura, in fondo siamo sempre animali che per millenni hanno rischiato di venir divorati ogni giorno, naturale quindi che la paura di affrontare la variabilità degli eventi venga combattuta dal desiderio di routine, altresì l´uomo è anche fondamentalmente curioso ed una routine esasperata nel tempo diviene inaccettabilmente noiosa ( percentuale di divorzi in alimento costante ma, d´altronde, non c´è più la stagione di mezzo!).
Vien da sé che il rito è un´abitudine limitata nel tempo alla quale diamo un valore di relax cerebrale.
..ed è così che in Italia ci siamo persi il gusto del caffè!
Mi spiego: fino a non molto tempo fa le caffetterie come il Caffè Greco a Roma o Le Giubbe Rosse a Firenze erano posti dove si andava per riflettere davanti alla tazzina di liquido bruno, ora son diventati posti dove si "chiacchiera" davanti ad un aperitivo. Abbiamo ucciso il caffè costringendolo nell´ aggettivo qualificativo di veloce ( tranne che per gli addetti agli sportelli del comune) o facendogli assumere contorni meramente utilitaristici di "digestivo ed eccitante"; gli abbiamo tolto il rito riducendo ad istanti il suo rituale... e perdendo il caffè abbiamo perso un pezzetto della nostra identità, e allora abbiamo cercato dei surrogati; le osterie dove non si "praticava nessun rito" si sono trasformate in wine bar dove la cerimonia della degustazione ( lasciatemi sorridere) è diventata più importante del prodotto stesso, beviamo etichette di carta e le paghiamo anche care, cercando di creare il rito abbiamo fatto diventare il rituale mera immagine.
Ora iniziano a nascere nuove sale da tè, speriamo bene!
Il tè, come ho già detto qualche volta è socievole ma non sociale, si apprezza in compagnia ma il vero piacere lo assume nel momento in cui siamo soli...noi e la teiera...noi e il cucchiaino con la quantità giusta, piccolo segreto personale...noi e il momento in cui lo versiamo nella tazza... noi e l´attimo in cui cogliamo il suo primo profumo... sono cinque minuti di noi , il mondo fuori...gesti rassicuranti... anche scaldare e pulire la teiera assume un contorno di pace.
Il tè, quello caldo, è fuga dal mondo, è realtà profumata, è la sicurezza di compiere qualcosa solo per noi stessi. Toglietegli anche solo uno di questi gesti e perderete la magia del rito, il tè freddo ne è una buona dimostrazione, non ci lascia sognare perché quando lo versiamo non reca il ricordo della preparazione, quando lo beviamo lo facciamo "veloce".
Non vi ho parlato dei rituali più conosciuti, come la cerimonia del tè giapponese, il tè Kung Fu cinese e il tè delle 5 inglese, mi riservo di scriverne in futuro.
Vi lascio con un passo tratto dal libro "La Cerimonia del Tè" di Julia V. Nakamura:
"...Nel ripetere le parole di prammatica o nel compiere gesti codificati da secoli par quasi ci si voglia spersonalizzare, prender parte a una forma prefissata per sempre che ci permetta di vivere un rapporto senza tempo con la storia..."

Ovviamente le mie son solo idee personali ma spero siano una sorta di provocazione per voi, così da poter ricevere i vostri pensieri su questo tema.

Dal vocabolario Garzanti:
"Rito: procedura, prassi sancita dalla legge, da un regolamento, dal costume... che è secondo un rito; previsto, stabilito, ordinato da un rito... est. che fa parte di un comportamento, di una prassi abituale..."

"Rituale: s. m., l´insieme delle formule e delle azioni proprie di un particolare rito sacro... l´insieme delle norme che regolano una cerimonia a carattere pubblico, o di particolare importanza; più com. in questo sign. cerimoniale."


bibliografia:
Renè Guenon - Iniziazione e realizzazione spirituale
Julia V. Nakamura - La cerimonia del tè
Master Lam Cham Kuen - La via del tè
Ultimo aggiornamento ( Giovedì 10 Settembre 2009 16:35 )
 

I nomi dei tè in Cina

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Inizio qui a parlare dei nomi dei tè, scoglio sul quale ci accalchiamo noi fissati quando facciamo ricerche o leggiamo libri o carte dei te. Quante volte leggiamo Lung Ching e poi da un’altra parte Long Jing, pensiamo siano due tè diversi, li compriamo e… voilà stesso tè ;-(.
Allora c’è da fare una piccola premessa, la lingua scritta cinese è composta da ideogrammi ( bella forza direte, lo sanno tutti) per utilizzare il nostro alfabeto deve essere traslitterata; esistono due moti, uno è il Wade-Giles ( i due pazzi che si cimentarono nell’impresa) utilizzato a Formosa…ops! Taiwan, e anche in Cina fino agli anni 90, il secondo è il Pinyin che è il modo ufficiale di “traslitterare” in Cina oggi ( rimangono però molti cinesi che utilizzano il vecchio metodo ahimè).
L’esempio stupido che mi viene in mente è il nome di Mao Tse Tung, bè ora si scrive Mao Ze Dong: bella differenza vero? Rassegnamoci, dovremmo scoprire via via tutti i vari nomi.

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 10 Settembre 2009 15:59 ) Leggi tutto...
 

Tè e cibo, un matrimonio inusuale

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Siamo abituati a pasteggiare con il tè solo in occasione di cene al ristorante cinese (dove peraltro ci servono solo tè al gelsomino di scarsa qualità) oppure con la classica pasticceria utilizzando il primo tè che troviamo nella credenza...

State a vedere... Per la prima colazione potremmo pensare ad un abbinamento di biscotti secchi con tè verde bancha al mandarino o un tè all´arancia, per i più puristi un tè di Ceylon, ottimo anche per una classica colazione domenicale a base di pane, burro e marmellata, in tal caso è va bene anche un keniota, un Assam o un tè alla vaniglia. Riguardo il reparto brioche, che sappiamo essere uno dei più frequentati, consiglieremmo di fare molta attenzione: per quelle semplici vedesi la voce biscotti secchi; per quelle alla crema possiamo affidarci ai tè alla frutta (fragola, pesca, mora ...) oppure azzardare un abbinamento con un bancha al gelsomino, un bancha Earl Grey od ad un grande classico Earl Grey imperiale...

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 07 Settembre 2009 13:00 ) Leggi tutto...
 
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