STORIA:

Longjing è considerato uno dei tè “storici” della Cina, chiamato anche Guo-Cha (tè nazionale). Le prime notizie rialgono a 1500 anni fa, durante la dinastia Song, come riportato da Lu Yu nel Cha-Jing. Inizialmente chiamato Xiang-Lin-Cha o Bai-Yun-Cha o Bao-Yun-Cha, dai nomi delle montagne in cui veniva prodotto. Narra la leggenda, o meglio una delle leggende che riguardano questo tè, che durante la dinastia Qing all’imperatore Qing-Long in vista alla montagna Shi-Feng, fu servito questo tè. Il sovrano fu così colpito dall’aroma e dal sapore della bevanda che il monaco che aveva preparato l’infuso lo invitò a visionare il giardino in cui crescevano 18 piante di tè.



filtro per il tèEsistono miriadi di filtri diversi e a volte è difficile orientarsi o solo capire quale è il più adatto. Possiamo dividerli sommariamente in due categorie: gli infusori e i colini. Gli infusori sono quegli oggetti in cui si mette il tè o l'infuso e vengono poi inseriti nella teiera o nella tazza, i colini invece servono a filtrare il liquido una volta fatto il tè a foglie libere nella teiera.
Per quanto riguarda i primi consiglio di utilizzare quelli più grandi possibile, il tè tende a gonfiarsi a contatto con l'acqua e a crescere di volume, se l'infusore è troppo piccolo le foglie formeranno una palla compressa dove l'acqua non potra circolare facilmente per estrarre le sostanze aromatiche. Per quanto riguarda i secondi ci si può sbizzarrire, io personalmente trovo comodi quelli con il piattino dove appoggiare il colino così da evitare corse verso il cestino della spazzatura rischiando di riempire di gocce il pavimento; ottimo e pratico anche il filtro che si inserisce nel beccuccio e funziona anche da salvagoccia.

bustine per tè usa e gettaPer chi ha l'abitudine di prepararsi il tè al lavoro e non vuol incorrere nelle ire dei colleghi per colpa delle foglie nel lavandino vi consiglio le bustine vuote ( si comprano a confezioni da 100) da riempire con il proprio tè, i le uso quando viaggio ( di solito gli alberghi servono delle cose indegne...), certo non sono da usare con un tè da degustazione ma nella maggior parte dei casi sono veramente comode.


In questo lavoro si imparano moltissime cose...

i clienti diventano amici e si instaura un rapporto di comunicazione che va oltre “il bancone”, ci si siede e si chiacchiera di tè, di profumi, a volte di Africa o di India, di un bel libro letto la sera prima o un bel film che si vorrebbe andare a vedere… il tempo scorre lento quando si parla con semplicità; abbiamo progredito insieme nell’affinare il gusto, nello scoprire nuove informazioni e a volte molti sono stati cavie per testare nuovi campioni.
E’ divertente imparare a fare il tè, sembra una stupidaggine spiegare come si fa una buona tazza , molti di voi ne hanno preparate così tante che è diventato automatico trovare la dose giusta di foglie, la temperatura ottimale, i minuti di infusione eppure moltissime persone che provengono dalla “bustina”spesso sbagliano e si trovano un liquido amaro o insipido e allora ho deciso di scrivere un piccolissimo vademecum per la buona tazza.
Le regole non sono molte ma una è la più importante: il tè si ribella alla fretta, non la tollera in nessuno dei momenti della sua vita, ne quando viene raccolto e lavorato ne quando lo scegliete in negozio, ne quando lo preparate ed infine nemmeno quando lo sorseggiate.


Inizio qui a parlare dei nomi dei tè, scoglio per noi fissati quando facciamo ricerche o leggiamo libri o carte dei te. Quante volte leggiamo Lung Ching e poi da un’altra parte Long Jing, pensiamo siano due tè diversi, li compriamo e… voilà stesso tè...
Allora c’è da fare una piccola premessa, la lingua scritta cinese è composta da ideogrammi ( bella forza direte, lo sanno tutti) per utilizzare il nostro alfabeto deve essere traslitterata; esistono due moti, uno è il Wade-Giles ( i due pazzi che si cimentarono nell’impresa) utilizzato a Formosa…ops! Taiwan, e anche in Cina fino agli anni 90, il secondo è il Pinyin che è il modo ufficiale di “traslitterare” in Cina oggi ( rimangono però molti cinesi che utilizzano il vecchio metodo ahimè).
L’esempio stupido che mi viene in mente è il nome di Mao Tse Tung, bè ora si scrive Mao Ze Dong: bella differenza vero? Rassegnamoci, dovremmo scoprire via via tutti i vari nomi.


 Apro un tema al quale tengo molto, sia da professionista sia da consumatore:

La conservazione del tè.

Ahimè la legge non ci aiuta minimamente, quelle che sono le date di scadenza non hanno molto valore: si può bere un tè anche dopo 10 anni, non diventa tossico ma, purtroppo, non avrà alcun sapore.

In effetti ho notato che già dopo un mese si riescono ad avvertire dei cambiamenti notevoli e dopo 2 mesi la qualità dei profumi è addirittura dimezzata. Certamente molto dipende da come si tiene il tè una volta comprato.

Provo a darvi delle indicazioni (ovviamente sono sperimentazioni personali quindi aspetto ulteriori consigli da voi).
Innanzi tutto, lo già detto ma lo ripeterò all'infinito, comprate pochissimo tè per volta, prendere più di 100 grammi per tipo significa avere in casa almeno mezzo chilo di foglie poiché nessuno di noi appassionati ne ha meno di 5 o 6 tipi a casa!


Questo sito utilizza cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nell'informativa sull'uso dei cookie.